ANGELO ZANIOL INTERVISTATO
DA HÉLIO AMARAL*

 Angelo Zaniol è nato a Murano (Venezia) nel 1937 ed è stato per molti anni docente di Lingua e Letteratura Francese, nonché di varie altre materie come Organologia, Restauro dei Beni Musicali e, per un biennio, anche Storia della Grafica e del Fumetto, presso l’Università  degli Studi “Ca’ Foscari” della sua città natale. Ora è in pensione e vive a Castelfranco Veneto, patria del grande pittore rinascimentale Giorgione. Dal 1975 è sposato con Sonia Sonda, nata e cresciuta a Parigi, pure lei insegnante di Lingua e Letteratura Francese presso il Liceo Classico e Scientifico “Giorgione” di Castelfranco Veneto.
La coppia ha due figli, Sebastiano e Simone. Il primo è laureato in Ingegneria delle Telecomunicazioni e attualmente vive a Barcellona, dove lavora per la multinazionale Accenture; il secondo è studente al terzo anno di Informatica presso l’Università di Padova. Entrambi sono anche ottimi musicisti semi-professionisti: il primo suona l’organo e il pianoforte, il secondo suona la batteria e il clarinetto.
Fin da ragazzo Angelo Zaniol ha manifestato grande interesse per la musica e i suoi strumenti. In gioventù ha studiato privatamente per parecchi anni, con i migliori Maestri veneziani, pianoforte e chitarra classica, più armonia, contrappunto e composizione: è per questo motivo che oggi è in grado di comporre e arrangiare ogni tipo di musica con sicura competenza. Negli anni 1976-1991 si è anche dedicato, con notevoli risultati , alla (ri)costruzione di copie fedeli di svariati strumenti antichi, sia a fiato sia a corde. Infine egli possiede un discreto talento come disegnatore, specialmente ritrattista, anche se non ha mai avuto il tempo di coltivare questa nobile arte con la dovuta applicazione.


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Hélio – Come è avvenuto il suo primo contatto con la Musica Popolare Brasiliana?

Angelo – Accadde nel 1947, grazie ai film di Walt Diseny Saludos Amigos e I Tre Caballeros, appena giunti in Italia. Mi piacquero anche tantissimo le colonne sonore dei film con Carmen Miranda e del film Avventura al Brasile [Road to Rio], dove c’era un complesso tipico, con chitarre e cavaquinho, che eseguiva un brano di incomparabile bellezza; solo parecchi anni dopo venni a sapere che si trattava della polca Apanhei-te, Cavaquinho di Ernesto Nazareth. Nei primissimi anni Cinquanta arrivarono in Italia due dischi con quattro pezzi di Waldir Azevedo (Delicado, Brasileirinho, Vê se Gostas e Pedacinhos do Céu), i quali ebbero subito un successo strepitoso e mi entusiasmarono oltre ogni dire.

– Un successo così in Italia!

Delicado è stato l’autentico leitmotiv della mia gioventù, grazie anche al fatto di impreziosire con la sua malinconica soavità la colonna sonora di un bellissimo film, Terza Liceo, del regista Luciano Emmer. Mi ricordo che feci allora tutto il possibile per procurarmi altre incisioni originali di Waldir Azevedo, o quanto meno notizie biografiche su questo geniale musicista brasiliano. Fu tutto inutile: in quel tempo i contatti col Brasile non erano per niente facili.

– Parliamo ora della sua passione per João Pernambuco.

– Fu verso il 1957, durante un concerto di chitarra classica, che udii per la prima volta Sons de Carrilhões. Questa pagina mi fece un’impressione straordinaria. Alla fine del concerto tempestai il malcapitato solista di domande sul pezzo brasiliano, l’unico del genere in programma, ma invano: egli non sapeva assolutamente nulla del suo autore, Pernambuco, ed era anzi dell’idea che quello fosse uno pseudonimo del grande Villa-Lobos, il quale si sarebbe “vergognato” di firmare col suo nome un brano così marcatamente popolare! Quella spiegazione mi parve assurda e persino offensiva, perciò feci per vari mesi ricerche instancabili in ogni luogo e direzione. Ma ancora una volta dovetti rassegnarmi: nell’Europa di allora il nome di João Pernambuco era sconosciuto a tutti, se non come autore di Sons de Carrilhões.

– Quando è riuscito ad approfondire la sua conoscenza dell’opera di Pernambuco?

– Prima di rispondere è bene precisare che, per raggiungere tale obiettivo, iniziai a studiare con grande impegno e praticamente da solo il portoghese-brasiliano. In poco tempo fui in grado di leggere, capire e perfino scrivere con discreta padronanza questa bellissima lingua, anche se la parlo con difficoltà, per mancanza di pratica.

Che bella cosa...

– Dunque fu solo nel 1995 che potei conoscere meglio la figura e l’opera di João Pernambuco. Successe durante un lungo soggiorno che feci in Brasile per farvi ricerche sulla MPB del periodo aureo e sui suoi strumenti. Grazie soprattutto alla toccante generosità di un giovane chitarrista, Caio Cezar Sitônio, potei raccogliere molto materiale riguardante questo musicista affascinante tanto che, l’anno seguente, fui in grado di pubblicare, nella rivista di chitarra «Il Fronimo», un approfondito saggio su di lui. Tuttavia molti chitarristi classici europei storcono ancora il naso di fronte alla musica di Pernambuco...

– Come nascono i suoi arrangiamenti dei pezzi di Pernambuco?

– Una volta componevo al pianoforte o alla chitarra, ma ora preferisco lavorare col computer. Con tale strumento gli spartiti risultano perfetti e anche le correzioni diventano assai più facili che col vecchio sistema, basato sui fogli da musica, la matita e la gomma per cancellare. Inoltre il computer permette di ascoltare subito la musica in MIDI file e di mandarla ovunque per mezzo della posta elettronica. In fatto di interpretazione ciò non è ovviamente il massimo, ma è sufficiente per dare un’idea della musica stessa a quanti non sono in grado di “ascoltare” uno spartito con la mente.

– Perché ha deciso di arrangiare la musica strumentale di Pernambuco per due chitarre anziché per una sola, come avviene di solito?

– Trovo che con una chitarra sola sia difficile esprimere tutto quello che la musica di Pernambuco contiene o lascia intravedere, specialmente sul piano armonico e contrappuntistico. Due chitarre facilitano il compito di manifestare nella sua pienezza il pensiero di questo musicista, a volte raffinato e complesso come quello dei compositori colti del periodo barocco. Inoltre Pernambuco incise i suoi brani strumentali sempre in duo, con un altro chitarrista o con un solista di cavaquinho, tutti del suo stesso livello artistico: a mio parere questo non si verificò per puro caso.

– Nei suoi arrangiamenti lei ha inteso ispirarsi alle incisioni originali di Pernambuco, in duo con Rogério Guimarães o con Zezinho, ovvero alle incisioni in duo di Raphael Rabello e Dino Sete Cordas o ancora di Carlos Barbosa-Lima e Sharon Isbin?

– È ovvio che le ho prese nella debita considerazione, ma senza la minima intenzione di copiarle e tanto meno di imitarle. I miei arrangiamenti mirano invece ad offrire a tutti gli appassionati qualcosa di nuovo, ossia la mia interpretazione personale della musica di Pernambuco, quella che più soddisfa la mia sensibilità. Essi possono apparire discutibili e a volte persino poco “brasiliani”: ma se è legittimo mettere in dubbio la mia abilità di arrangiatore, non si può dubitare della sincerità del mio amore per la musica tradizionale del Brasile.

– Quali sono state le maggiori difficoltà che lei ha incontrato nel realizzare i suoi arrangiamenti?

– Non è stata sicuramente la composizione degli arrangiamenti stessi. È un lavoro che non mi costa troppa fatica e trovo anzi assai divertente. Gli ostacoli, a volte insormontabili, che ho incontrato riguardano la difficoltà di reperire gli spartiti originali di Pernambuco. Chi possiede tale materiale prezioso non sembra avere la ben che minima intenzione di metterlo a disposizione di altri, neppure quando le finalità della ricerca sono quanto mai nobili e disinteressate, come nel mio caso.

– Oltre agli arrangiamenti, lei offre altre preziosità per rendere omaggio al nostro Pernambuco?

– Sì, ho raccolto tutte le fotografie di Pernambuco che ho potuto trovare, le ho restaurate con la massima cura al computer e le ho infine commentate una ad una alla luce delle ricerche più recenti. Ho così corretto la data, a mio avviso palesemente errata, di svariate foto. Inoltre ho fatto una ricerca approfondita in Internet, al fine di raccogliere notizie sulle personalità più in vista che hanno avuto rapporti con Pernambuco. Entrambi questi documenti – che ho intitolato rispettivamente Álbum de Fotografias Ao Redor do Mestre [Intorno al Maestro]– sono consultabili nel sito.

– Ora può fare un rapido accenno alle sue proprie composizioni?

– Per un compositore – poco importa se professionista o dilettante – è sempre difficile giudicare con obiettività le sue opere. Ritengo tuttavia che i miei pezzi “brasiliani”, tutti assai fedeli alle forme e ai valori della tradizione, meritino un po’ di attenzione. Una decina di anni fa ho raccolto le migliori di queste composizioni in un CD fuori commercio, accompagnato da un Album con gli spartiti, più un buon numero di disegni, caricature, poesie, citazioni e altro. Ho intitolato il tutto Meu Brasil Brasileiro, espressione che si trova incastonata nel primo verso dell’immortale samba Aquarela do Brasil di Ary Barroso. È stato l’omaggio che ho offerto agli amici più cari per festeggiare i miei 60 anni.

– Un’ultima domanda: oltre che ascoltare in MIDI files i suoi arrangiamenti delle composizioni per chitarra di Pernambuco, sarà possibile acquisire anche i relativi spartiti?

– Sarà possibile, sì, se sarà il caso e comunque a condizioni ben precise. In passato, a causa della mia innata e forse eccessiva liberalità, ho fatto varie esperienze negative, che desidero evitare in futuro. Di conseguenza invierò gli spartiti dei miei arrangiamenti (in PDF, come i due della seconda pagina, intitolata Entradas) a chi me ne farà richiesta, ma solo se si tratta di musicisti o musicologi che dimostrino di essere animati dalle intenzioni più serie e oneste.

(*) Creatore e animatore del Blog do Choro [ http://blogdochoro.zip.net/ ]