PRESENTAZIONE DEL SITO

Il 16 Ottobre 2007 cade il 60° anniversario della morte di João Pernambuco, uno dei padri – se non il padre – della chitarra brasiliana. Tutti coloro, infatti, che in Brasile suonano tale strumento in maniera tradizionale hanno un debito col vecchio João, chitarrista-compositore popolare, certo, ma sempre nobilmente ispirato. Tale debito riguarda vuoi la composizione e la tecnica chitarristiche, vuoi l’arte di improvvisare controcanti e baixarias, ossia dei bassi con uno spiccato carattere melodico, vuoi infine la pura espressività del tocco.
Sfortunatamente molte composizioni di Pernambuco, forse la maggioranza, sono perite con lui e ciò per l’inconcepibile indifferenza dei suoi contemporanei, inclusi quelli altolocati che pur si dichiaravano suoi amici e ammiratori: nessuno di costoro mosse in realtà un dito per far sì che l’opera di questo grande musicista fosse fissata come si conviene sulla carta, preservandola così integralmente per la posterità. Pernambuco non era analfabeta, come hanno sostenuto certi suoi detrattori, forse invidiosi del suo eccezionale talento; tuttavia è assai probabile che non fosse in grado di scrivere compiutamente la propria musica, che di solito improvvisava con stupefacente naturalezza e poi conservava nella sua memoria prodigiosa.
Accadde in tal modo che, delle sue tante composizioni chitarristiche, sopravvissero solo quelle poche che egli riuscì ad incidere o furono pubblicate mentre ancora era in vita, queste ultime presentate del resto in forma assai semplificata, non certo per volontà del compositore, bensì di editori senza scrupoli. Altre musiche di Pernambuco ci sono giunte in manoscritti, nessuno dei quali è tuttavia autografo. La maggior parte di essi è costituita da semplici abbozzi, spesso infarciti di errori e incongruenze. Sono in totale 34 pezzi, i quali però rivelano tutti – o quanto meno lasciano intravedere sotto la misera “veste” – una sfolgorante bellezza.
Per commemorare il suddetto anniversario sono offerti in questo sito dei nuovi arrangiamenti delle composizioni chitarristiche sicuramente sue che oggi possediamo. E, contrariamente agli arrangiamenti pubblicati in precedenza, quasi sempre per chitarra sola, i miei saranno tutti per due chitarre. Ho scelto tale strumentazione perché le incisioni originali di Pernambuco mostrano con chiarezza che egli preferiva suonare la sua musica per chitarra in duo, e questo a ragion veduta: tale musica, infatti, risulta così assai più ricca e pregnante in tutti i registri, proprio come doveva essere il suo pensiero musicale.
Sorprende poi che esso si possa accostare allo stile contrappuntistico dei compositori barocchi, incluso il grande Bach, il quale – a detta di Heitor Villa-Lobos – «non si sarebbe vergognato di firmare come se fossero suoi gli studi [chitarristici] di João Pernambuco». A mio parere questa affermazione, apparentemente cervellotica, assume il suo vero significato se intendiamo per “studi” le incisioni o le improvvisazioni di Pernambuco in duo con un altro chitarrista di valore, mentre le stesse musiche, eseguite su una sola chitarra, appaiono il più delle volte esili e di poco spessore, anche quando gli arrangiamenti  sono fatti con cura.
Negli arrangiamenti qui proposti, le due chitarre sono sempre concertanti, avendo ognuna un ruolo egualmente significativo, proprio come avviene nelle incisioni effettuate da Pernambuco nel 1926 con Rogério Guimarães e nel 1929 con Zezinho, entrambi chitarristi della sua stessa caratura artistica e non semplici accompagnatori.
Tuttavia i miei lavori non intendono assolutamente trascrivere e ancor meno imitare le musiche incise dai suddetti interpreti inimitabili: essi si propongono invece di ricreare lo spirito genuino di tali musiche, e questo attraverso la mia sensibilità di uomo colto del Vecchio Mondo, da sempre perdutamente innamorato della MPB dell’Epoca d’Oro, quella in cui risplende ai miei occhi il nome di João Pernambuco.

Angelo Zaniol